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Le nostre Rubriche > LEZIONI DI BASEBALL > Quando il baseball disse "Boia dè". Storia del baseball Livornese...e un po' Toscano.
Quando il baseball disse "Boia dè". Storia del baseball Livornese...e un po' Toscano.
Gentili utenti del sito,

è con molta umiltà che vi inoltro un articolo che scrissi quasi un anno e mezzo fa dopo alcuni colloqui con la memoria storica del baseball labronico Alfredo Sisi. Questo articolo lo pubblicai sul mensile del Università di Firenze. E'  la storia di come nacque il baseball qua sulla costa  tirrenica  ai tempi degli "ameri'ani" e della seconda guerra mondiale.   L'articolo è datato gennaio 2006 quindi un po' di comprensione se qualcosa non quadra! Lo so che il nostro Andrea aveva già provveduto in maniera egregia a colmare le pagine vuote della storia con un resoconto degli albori del basebll cittadino, ma, magari con queste righe in più, si completa il mosaico! A voi

di Giacomo Niccolini


C’erano gli americani a Livorno. C’erano gli americani al porto e nelle strade di una città distrutta dalla guerra come i suoi abitanti. C’erano le Coca Cola che i soldati a stelle e strisce davano ai bambini, c’erano le “segnorine” che facevano girare la testa agli americani. C’era una un anonimo palazzo a Livorno in via Ferrigni dove al suo interno trasmetteva la PBS (Peninsular Base Section) radio che metteva in onda programmi musicali per i militari del Tenth Port of Embarkation, l’allora porto di Livorno. C’era tutto questo e c’erano anche guantoni e palline, mazze e cappellini con visiera. C’era il gioco del “besboll” , detto alla livornese, che veniva osservato con tanta curiosità mentre a giocarlo erano proprio loro, gli eroi venuti da lontano. Ma c’era anche un prete, Don Bianco, detto “Don Tigre”. Lui in America c’era stato e oltreoceano aveva imparato ad amare questo sport. Così all’istituto dei Salesiani nel tempo che avrebbe dovuto insegnare la lingua inglese, insegnava agli alunni i primi rudimenti di uno sport che aveva il gusto dell’evasione e il sapore della rinascita. Era il 1946 e i primi pionieri del Baseball a Livorno, incominciavano ad improvvisarsi Joe Di Maggio, traducendo alla meno peggio le complicate “Official Baseball Rules” e chiedendo agli statunitensi cosa fosse uno “strike” o un “fouball”, ma soprattutto sottraendo di nascosto i primi “mezzi” per poter giocare. la Porta a Terra- spiega Alfredo Sisi ex presidente e socio fondatore del Baseball Club Livorno - Allora avevo circa 20 anni e l’entusiasmo era tanto. Questo sport ci incuriosiva e poi era qualcosa di nuovo che ci distraeva dall’orrore dei bombardamenti degli ultimi anni. Così quando qualche pallina andava tra le siepi del loro campetto, noi, le prendevamo… “in prestito”. Tutto ci sembrava possibile e all’inizio giocavamo a mani nude, andando a lavoro il giorno dopo con occhi neri e mani rovinate>. In poco tempo nacquero così due squadre di autoctoni livornesi, i Green Devils e i Red Devils, che grazie a qualche dritta di qualche improvvisato coach “from Usa” animarono le prime partitelle, incuriosendo molti passanti che si fermavano a guardare perplessi. Forse era destino se pensiamo che proprio a Livorno si giocò la prima partita di baseball in Europa. Era il 1884 e il 25 gennaio i marinai della fregata americana Lancaster e quelli della corvetta Guinnebaug si sfidarono sulla terra ferma nella città dei Quattro Mori prima di riprendere la navigazione. “Alla disfida- scriveva la Gazzetta Livornese del tempo-  assistette un numero considerevole di cittadini”.


Anche Grosseto è stata una delle piazze storiche del baseball italiano. Analogamente a Livorno, i maremmani ebbero come primi maestri i soldati americani stanziati sulle coste tirreniche durante il conflitto mondiale che, sotto le Mura, in viale Manetti, costruirono un primo “diamante” . E’ datata 1946 la prima partita di baseball, o meglio di softball, tra grossetani e polizia statunitense. Solo due anni dopo si iniziò a giocare a baseball grazie anche ai fratelli Biadi ed Agostino Gei, veri e proprio motori trainanti di questo sport in maremma. Nacquero cosi i “Canarini”.


Ma mentre sulle coste della Toscana cresceva la febbre per questo sport, il baseball italiano nasceva ufficialmente il 12 marzo del 1948 quando il padre del baseball tricolore, Mario Ottini (conosciuto come Max Ott) firmava l’atto di nascita di questo sport a Milano.


Il 27 giugno dello stesso anno allo stadio “Giuriati” della capitale lombarda, Max Ott organizza la prima partita ufficiale di baseball tra squadre italiane, entrambe milanesi: il Milano e gli Yankees. Ci sono 3.000 spettatori e il console degli Stati Uniti d’America, Deyman, lancia la prima palla d’inaugurazione. Sulla “Gazzetta dello Sport” il giornalista Franco Imbastaro scrive: “Alle 16.49 del 27 giugno 1948 è nato il baseball italiano”. Calligaris degli Yankees realizzò il primo fuoricampo della storia del baseball “made in Italy” .Per la cronaca, la partita venne sospesa per oscurità sul 21-21 e portata a termine quasi un mese dopo, il 19 luglio, con la vittoria di Milano per 28-25.


E mentre si battevano i primi “home run” italiani nel 1948 in Lombardia, nella nostra regione il Firenze Baseball Club a sorpresa battè sul tempo i cugini livornesi di qualche settimana affiliandosi e registrandosi come prima squadra toscana alla LIB (Lega Italiana Baseball).


Sempre a sorpresa i fiorentini furono i primi a potersi fregiare dello scudetto tricolore vincendo il campionato italiano LIB del 1949.Il Bbc Grosseto invece giunse solo nel 1952 sulla scena ufficiale del campionato italiano per poi divenire con il tempo vero e proprio “sport nazionale” in maremma. Oggi il baseball in Toscana è una disciplina che conta ben 23 società di cui solo 9 a Firenze e dintroni 8 a Grosseto e provincia, 2 a Lucca,, 2 a Livorno, una a Massa ed una ad Arezzo. Sono invece ben 33 gli impianti sportivi sul territorio regionale tra baseball e softball. Fiore all’occhiello del baseball toscano è senza dubbio la società di serie A1 del Bbc Grosseto che può contare due scudetti all’attivo (1986 e 1989) e una Coppa dei Campioni vinta la scorsa stagione (2005), cosa che ha portato sul tetto d’Europa il baseball toscano.


Forse nessuno di quei padri fondatori poteva prevedere un successo così ampio di quello sport giocato con divise fatte di lenzuola e guantoni cuciti con la “Singer”. Oggi il baseball è diritti tv, merchandising, mercato internazionale, sponsor e gioco ad alto livello. E pensare che alle Olimpiadi del 2012 di Londra vogliono togliere questo sport dalla programmazione olimpica. Don “Tigre” non approverebbe. E lui, in America, c’era stato

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