Si chiudono le World Series in un clima indimenticabile nel nuovo Yankee Stadium, inaugurato come il suo predecessore da un titolo Mondiale. Nella settimana che inizia il 16 novembre gara 6 sul circuito delle emittenti private
Da New York, Riccardo Schiroli
Verso l'una della notte di
mercoledì 4 novembre mi sono trovato a commentare con
Hank ed
Hal Streinbrenner il fatto che la moglie di Hal è italiana. Ormai lo stordimento era tale che mi è sembrato logico fare una foto ricordo con i multi miliardari che sono proprietari degli
Yankees, che a questo punto non è azzardato definire l'azienda famigliare con il maggior fatturato al mondo.
Il manager
Joe Girardi aveva appena finito di dedicare la vittoria del titolo numero
27 a
George Streinbrenner, che a quasi 80 anni ha seri problemi di salute e ha seguito la partita in televisione dalla Florida. Gli altoparlanti del nuovo
Yankee Stadium avevano assordato tutti a forza di diffondere "New York, New York" ad altissimo volume. Negli studi televisivi improvvisati nei pressi del 'dug out' di prima base i giocatori si concedono alle interviste completamente bagnati di champagne e accompagnati da mogli e figli. "Questa è mia moglie Kim e con me c'è mio figlio Dante" dice
Girardi "Che oggi compie 8 anni".
Girardi, che vestiva la maglia numero 27 per ricordare l'obbiettivo di tutti (appunto: il titolo numero 27) ci pensa su, quando gli chiedono se passerà al 28: "Dante mi darà il suggerimento giusto".
Che vittoria è stata, per gli Yankees.
La giornata era iniziata con una brutta sorpresa da parte del Daily News, uno dei terribili quotidiani della Grande Mela. La copertina riportava una foto di Girardi con un titolo che è davvero tutto un programma: "You better be right" (farai meglio ad avere ragione). Il riferimento è alla scelta di far lanciare con soli 3 giorni di riposo sia A.J. Burnett che Andy Petitte.
La stampa aspettava al varco Girardi, che però ha avuto ragione. Dopo la brutta prova di Burnette in gara 5, nella sesta partita Petitte non ha concesso praticamente nulla per 5 riprese ai Phillies (un triplo di Ruiz, spinto poi a casa da una volata di Rollins) e quando ha subito un fuoricampo da Howard era già in corso il sesto inning e gli Yankees conducevano 7-1. Marte e Chamberlain hanno preparato la scena per Mariano Rivera e con lui in pedana i tifosi hanno iniziato a festeggiare. Dietro casa base era tutto un susseguirsi di 'high five', abbracci, brindisi. Qualcosa di incredibile.
L'uscita dal campo di Petitte, con il suo nome scandito a gran voce dai 50.000 del nuovo Yankee Stadium, ha dato i brividi. Lo stesso giocatore, venendo meno all'etichetta da Yankee, si è tolto il cappellino ed è rimasto per un attimo a guardare lo spettacolo.
Ha fatto il paio con l'esecuzione dell'Inno Americano da parte della cantante Mary J Blige (nata e cresciuta nel Bronx): se a sentire la sua voce che tuonava "the home of the free and the land of the brave" mercoledì qualcuno non si è emozionato, vuol dire che era già
morto.
La partita per gli Yankees l'ha vinta un eroe improbabile: il giapponese Hideki Matsui. Battitore designato a tempo pieno, quindi fuori dal line up a Philadelphia (dove si giocava con le regole della National League), 'Godzilla' ha accolto il partente dei Phillies Pedro Martinez con un fuoricampo al secondo e poi ha proseguito il suo show con un singolo al terzo e un doppio al quinto. Fa un totale di 6 punti battuti a casa (gli Yankees hanno vinto 7-3), che eguaglia il record di una singola partita delle World Series, stabilito dall'altro Yankee Bob Richardson in gara 3 della serie del 1960 contro Pittsburgh.
"MVP, MVP" canta il pubblico. E il Commissioner Bud Selig si dice onorato di consegnare il premio a Matsui. Impossibile non premiarlo, visto che ha chiuso le World Series con una media sopra i .600.
Attraverso un interprete, Matsui dice che vorrebbe proprio rimanere a New York: "Amo questa città e questi tifosi". Altro boato.
A-Rod mi passa a fianco con in mano il trofeo del Commissioner. Fa un verso tipo "Uh" e poi parte di corsa gridando "It's time to party". Non posso che ammirare la plasticità della sua corsa.
L'immagine successiva è quella dello spogliatoio degli Yankees che appare sul grande schermo. I giocatori, alcuni indossano maschere da sub, stanno imperversando con lo champagne.
Nei corridoi passa Pedro Martinez. Dietro di lui un codazzo di giornalisti. Nelle orecchie della star risuona il coro "Who's your daddy" che lo stadio gli ha riservato dall'inizio alla fine della sua prova (4 riprese lanciate). Ha origine lontana, le American League Championship Series del 2004. Pedro commentò "bisogna sapere che è il babbo", intendendo "quando uno è più forte". I tifosi degli Yankees hanno la frase ben impressa nella memoria.
Saluto Francisco Cervelli, uno dei 2 catcher della nazionale azzurra al World Baseball Classic. Non è in rosa, ma è rimasto con la squadra per tutta la serie. Lui sorride sempre e trova la maniera di recapitare una cartolina: "Stanno tutti bene?".
Mentre mi chiedo perchè nello sport italiano una festa così avrebbe richiesto centinaia di carabinieri e poliziotti in assetto di guerra (qui i poliziotti del mitico NYPD ci sono, ma sono impegnati a fotografarsi l'un l'altro sul monte mi lancio), mi rendo conto di che privilegio ho avuto ad essere qui in questo mese di novembre del 2009. E, lo ammetto, sento gli occhi umidi.
Nella settimana che inizia lunedì 16 novembre, gara 6 delle World Series 2009 verrà trasmessa dal circuito delle emittenti private. Verificate in sede locale gli esatti orari di programmazione.
IL CIRCUITO DELLE EMITTENTI PRIVATE